ContrOrdine | Report dei Consigli: Novembre 2025 – Aprile 2026

Cari colleghi, Contrordine esce dopo cinque mesi di silenzio. Non perché non ci fossero cose da raccontare, ma perché ne sono accadute molte, e complesse. Non si faceva in tempo a strutturare un resoconto mensile che questo veniva subito superato da altri eventi rilevanti nella politica dell’Ordine, talvolta perfino tra una seduta consiliare e l’altra.

In questi mesi abbiamo assistito a sedute consiliari segnate, a tratti, da una notevole tensione. Ma soprattutto si è chiarito un punto politico essenziale: il governo di AP all’Ordine si conferma un governo di decisionismo numerico. Si procede a colpi di maggioranza. Si agisce come se l’Ordine degli Psicologi del Lazio fosse diventato una proprietà di AP, dove chi desidera partecipare portando un contributo proprio debba sottostare, accettare, tacere. Oppure, se prova a proporre o a opporsi con argomenti articolati, parte immediatamente la vulgata contro le tre consigliere di Alleanza e contro il gruppo che rappresentano: non sono collaborative; dunque non si può collaborare con loro finché Alleanza non dimostrerà di voler collaborare.

Ora, poiché il Consiglio è un organo democratico, la minoranza non siede al suo interno per testimoniare semplicemente di aver perso le elezioni. Siede per rappresentare la voce — e continuiamo a sottolinearlo: una voce cospicua — di chi non si riconosce nella maggioranza e nel suo esecutivo. La posizione di chi sta all’opposizione merita dunque di essere considerata per ciò che rappresenta.

Invece, nella cultura politica di AP, essere in maggioranza sembra esaurire la funzione di governo: chi occupa nove posti in Consiglio comanda. Punto. Poiché la cultura politica di Alleanza non è questa, ma è invece quella secondo cui chi siede all’opposizione ha il compito delicato di contenere le tentazioni decisionistiche della maggioranza e di rappresentare in modo più completo la comunità professionale che ha espresso il voto, il risultato è sotto gli occhi di tutti: sedute consiliari spesso conflittuali, dal clima acceso, con una maggioranza sostanzialmente sorda ai rilievi dei gruppi di minoranza, soprattutto quando si entra nelle questioni di merito.

Di seguito riportiamo i punti più rilevanti affrontati in questi mesi.

  1. La disforia/incongruenza di genere nei minori Su questo tema il gruppo di Alleanza ha proposto di integrare un documento progettuale presentato a ottobre dalla maggioranza AP. In quel documento AP promuove e sostiene un protocollo orientato a formare personale socio-assistenziale, sanitario e psicologico nel trattamento dei casi di disforia di genere nei minori. Il documento presentato dalla maggioranza, consultabile nei verbali, è in modo inequivoco un testo fortemente semplificato, ideologico e poco attrezzato sul piano dei riferimenti scientifici, che risultano scarsi e obsoleti. Il gruppo di Alleanza ha quindi lavorato a una memoria tecnica, chiedendone la messa a verbale, al fine di integrare le posizioni espresse dal documento originario di AP alla luce della complessa letteratura scientifica prodotta negli ultimi cinque anni sull’argomento, in particolare della review realizzata da Hilary Cass per il Servizio Sanitario inglese. Come gruppo siamo riusciti ad allegare la nostra memoria tecnica al verbale; è quindi consultabile da tutti gli iscritti. Si è trattato di un lavoro impegnativo, che ha richiesto diversi giorni di studio e di scrittura a molti di noi. Purtroppo, però, la nostra memoria non è stata in alcun modo integrata nel documento originariamente proposto da AP. Al contrario, nella seduta consiliare successiva, la vicepresidente Cuzzocrea, responsabile del progetto AP sulle “varianze di genere”, ha ritenuto di fornire alcune risposte ai quesiti sollevati dal nostro documento senza però esplicitare quali testi scientifici avesse consultato. A una mia successiva richiesta specifica, formulata dopo il Consiglio, di avere i riferimenti bibliografici su cui fondava le sue contro-obiezioni, la vicepresidente ci ha informato che quelle risposte si basavano sulla bozza di un nuovo documento, del quale a oggi non abbiamo ancora traccia. Il gruppo di Alleanza, invece, a partire dalla memoria tecnica depositata presso l’Ordine, ha predisposto un paper molto articolato sulla progettualità possibile in tema di incongruenze di genere nei minori, che condivideremo quanto prima con i colleghi interessati ad approfondire questo tema in modo razionale, professionalmente aggiornato e non ideologico.
  2. La Comunicazione di Inizio Attività Questo punto ha accompagnato le nostre sedute consiliari da gennaio a oggi. E va detto con precisione: non prima di gennaio, ma da gennaio in poi. È infatti da gennaio, con l’entrata in vigore del provvedimento regionale, che i colleghi hanno dovuto affrontare concretamente la questione della Comunicazione di Inizio Attività. Naturalmente il provvedimento ha suscitato molte perplessità, perché la comunità professionale è arrivata a questa scadenza senza aver visto chiarite una serie di questioni fondamentali. Va riconosciuto che il gruppo di Cultura e Professione ha promosso una raccolta di dubbi, confluiti in FAQ da sottoporre agli uffici della Regione per ottenere chiarimenti. Ma il problema è a monte. Interpellata in diverse sedute consiliari — di solito al termine delle comunicazioni, quando ancora ci era consentito parlare; perché da due sedute consiliari ci è vietato persino formulare commenti, dato che “il regolamento non lo prevede” — la Presidente ha risposto che lei e la sua maggioranza hanno seguito con molta attenzione la questione della CIA presso gli uffici regionali, e che di queste “interlocuzioni” vi sarebbe persino traccia nel Bollettino Ufficiale Regionale. Ora, nessuno ha motivo di dubitare che la Presidente abbia condotto delle interlocuzioni in Regione. Il problema è che di queste interlocuzioni, purtroppo, non si vedono i risultati. Lo diciamo perché il provvedimento normativo regionale sulla Comunicazione di Inizio Attività è rigido e non tiene conto in modo sufficiente delle condizioni reali in cui i colleghi lavorano. Abbiamo proposto in consiglio un tavolo di lavoro reale, con tutte le componenti, per proporre alla Regione le modifiche necessarie. Comunque, comunicheremo a breve nel dettaglio la nostra posizione e le nostre interpellanze alla Presidente, la quale ci invita a sostare nel dubbio. Noi, invece, vorremmo risolvere i dubbi, così da poterci occupare di quelli dei nostri clienti, non dei suoi.
  3. I gruppi di lavoro Questa è una delle note più dolenti dell’intera consiliatura. Il problema nasce dalla convinzione, da parte di AP, di poter disporre delle risorse umane ed economiche dell’Ordine esclusivamente secondo il proprio indirizzo politico. Questo comporta che le proposte provenienti dai gruppi di minoranza vengano prese in considerazione solo in due casi: quando rappresentano qualcosa a cui AP non aveva pensato, oppure quando AP ritiene conveniente appropriarsene. Un metodo con un tratto vagamente parassitario, che con la democrazia ha poco a che vedere. In coerenza con la nostra cultura democratica, il gruppo di Alleanza ha proposto l’attivazione di tre organi istituzionali: due Gruppi di Lavoro e una Commissione. Nessuna di queste proposte è stata accolta dalla maggioranza AP. Al contrario, si è scelto di non attivare il GdL “Psicologia in Sanità” né quello sulla Psicoterapia, privilegiando invece l’attivazione del GdL sul Turismo.
    Le ripercorriamo.

    a. La richiesta di attivazione di una Commissione sulla psicoterapia La nostra proposta nasce da una considerazione semplice: circa il 60% degli iscritti all’Ordine degli Psicologi svolge attività di psicoterapia. Ci è sembrato quindi inevitabile, così come avevamo lungamente sostenuto nel nostro programma elettorale, che l’Ordine dovesse occuparsi della psicoterapia, che rappresenta l’attività prevalente della comunità professionale. Ci è stato risposto che la Commissione non si farà; che l’attivazione di un Gruppo di Lavoro sulla psicoterapia non corrisponde ai programmi di AP. Tuttavia, la Presidente ha ritenuto di voler attivare una Consulta sulla psicoterapia. Noi abbiamo accolto la possibilità di lavorare a questo progetto con profondo rammarico, perché la Consulta non è un organo istituzionale e dunque non impegna l’Ordine a fare nulla. È un organo consultivo che può lavorare molto senza produrre alcun effetto sul piano dell’azione politica. Il dubbio è stato inevitabile: che si trattasse più di una risposta utile a guadagnare tempo e a mostrare che il tema è in qualche modo nell’agenda dell’esecutivo, che non di uno strumento realmente orientato a produrre risultati concreti. Ciononostante, abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a collaborare per l’attivazione di questa Consulta presentando anche una proposta alla Presidente. A oggi, però, non è mai stata messa all’ordine del giorno.

  4. Il Gruppo di Lavoro sul Servizio Sanitario Nazionale Su questo punto, come Alleanza per la Psicologia abbiamo sin da subito indicato con chiarezza l’impellenza di istituire un Gruppo di Lavoro dedicato, alla luce dei profondi cambiamenti in atto nel Servizio Sanitario Nazionale — tra cui il rafforzamento dell’assistenza territoriale, lo sviluppo delle Case della Comunità e l’integrazione multiprofessionale — nonché delle indicazioni del Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale (PANSM), in piena coerenza con il nostro programma elettorale. Non si tratta quindi di una proposta accessoria o estemporanea, ma di una priorità politica fondata su trasformazioni strutturali già in corso e su indirizzi nazionali chiaramente definiti. Su questo punto, le nostre richieste sono state ripetutamente respinte con argomentazioni che continuiamo a ritenere deboli. Ci è stato detto, ad esempio, che non sarebbe possibile definire un gruppo di lavoro come dedicato alla psicologia nel Servizio Sanitario Nazionale, poiché l’Ordine degli Psicologi ha una dimensione regionale. Si tratta di un’obiezione che rivela un fraintendimento di fondo: la denominazione ufficiale della funzione è proprio psicologia nel Servizio Sanitario Nazionale, perché la presenza degli psicologi nei servizi è prevista dalla legge dello Stato. Le Regioni ne disciplinano organizzazione, risorse e modalità operative, ma la funzione resta nazionale. Non è una definizione arbitraria. Una seconda obiezione è stata che il tema non rientrava nel programma di AP e che noi avremmo potuto chiedere un Gruppo di Progetto invece di un Gruppo di Lavoro. Tuttavia, neppure il Gruppo di Progetto è stato attivato. È utile chiarire, per chi non conosce i processi interni dell’Ordine, che il Gruppo di Progetto è uno strumento temporaneo: nasce e si esaurisce all’interno della stessa consiliatura, dura in genere uno o due anni e affronta questioni circoscritte. I Gruppi di Lavoro, invece, sono organi stabili e rappresentano una modalità strutturata e continuativa di indirizzo politico. Da parte nostra, avremmo accettato anche la soluzione del Gruppo di Progetto, che già avrebbe segnalato almeno un investimento parziale sul tema da parte dell’Ordine, pur di potercene occupare. L’unica cosa che siamo riusciti a ottenere — e va riconosciuto che ciò è avvenuto anche grazie al supporto di Cultura e Professione — è stata l’attivazione di una mini-commissione creata ad hoc per intervistare colleghi in posizione strategica all’interno dei servizi sanitari della Regione Lazio, allo scopo di comprendere direttamente da loro posizione ed esperienza. Questo passaggio presenta però due criticità rilevanti. La prima riguarda la composizione della commissione: sono presenti due consigliere, Viviana Langher e Lucia Bernardini, in rappresentanza delle minoranze, mentre la maggioranza non è rappresentata da un consigliere ma dal presidente della Commissione Salute Mentale e Terzo Settore. La motivazione addotta è che la funzione pubblica della psicologia ricadrebbe sostanzialmente nell’ambito di quella Commissione. Si tratta di una lettura riduttiva del sistema sanitario: la funzione pubblica della psicologia nei servizi sanitari è molto più ampia della sola salute mentale e non coincide con il terzo settore. Semmai è il terzo settore che, tra le sue molte attività, si relaziona anche con i servizi psicologici del sistema sanitario. L’assenza di una rappresentanza consiliare diretta della maggioranza appare quindi come un segnale di scarsa considerazione politica del tema. Questo elemento appare ancora più critico se collocato nel contesto nazionale: in numerose regioni comparabili per dimensioni e complessità al Lazio — tra cui Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana — gli Ordini degli Psicologi hanno attivato da anni gruppi di lavoro e commissioni stabili dedicate alla psicologia nei servizi sanitari, spesso con focus su integrazione sociosanitaria, cure primarie e organizzazione dei servizi. In tali contesti, la funzione pubblica della psicologia è riconosciuta come ambito strategico e presidiata in modo continuativo. Il ritardo del Lazio, dunque, non appare di natura tecnica ma riflette una scelta — esplicita o implicita — di priorità politica. La seconda criticità riguarda la mancata valorizzazione di un’importante esperienza pregressa: il volume commissionato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio nel 2015, per iniziativa di Paola Mancini in collaborazione con Gianni Rotondo, e pubblicato nel 2019 con il titolo L’utopia possibile. Riflessioni sulla funzione pubblica della psicologia nella Regione Lazio. Si tratta di un testo ancora attuale. Tuttavia, l’impressione è che l’attuale maggioranza non lo abbia mai realmente assunto come patrimonio di lavoro: ogni volta che il tema viene ripreso, si riparte da zero. La funzione pubblica della psicologia non sembra costituire una priorità per AP, e torna al centro della discussione solo quando viene sollecitata con insistenza. Ad oggi sono stati intervistati sette colleghi, tutti in posizioni strategiche all’interno del Servizio Sanitario Regionale. Gli incontri sono stati integralmente registrati e il lavoro svolto verrà presentato nella seduta consiliare del prossimo aprile. L’immobilismo dell’Ordine del Lazio si traduce in una grave assenza ai tavoli istituzionali della Regione Lazio in cui si decidono gli scenari di intervento anche per quanto riguarda la Salute Mentale, in cui operano buona parte dei 700 colleghi dirigenti psicologi dipendenti delle 12 AA SS LL laziali, che viene di fatto gestita, orientata ed organizzata dai soli medici psichiatri del SSN. Questa è la tutela professionale riguardante la salute pubblica, prevista dalla legge 56/89, che dovrebbe essere garantita a 360 ° dall’Ordine Regionale?
  5. Il Gruppo di Lavoro sulla perinatalità Il secondo gruppo di cui abbiamo chiesto l’attivazione è stato quello sulla Perinatalità, alla cui progettazione hanno contribuito in particolare Ornella Santonastaso e Renata Tambelli. Anche in questo caso la proposta è stata bocciata. Una prima volta perché ritenuta non pertinente con gli interessi della maggioranza. Ed è bene dirlo chiaramente: l’argomento è sempre lo stesso. Non si possono attivare progetti o iniziative che non siano ritenuti interessanti dal gruppo AP. In un secondo momento si era aperto uno spiraglio, dovuto al fatto che il tema della salute mentale in perinatalità rientra tra quelli previsti dal Piano Sanitario Nazionale per la salute mentale. L’esecutivo ci ha chiesto di apportare alcune modifiche al testo progettuale sul Gruppo di Lavoro Perinatalità; noi lo abbiamo fatto. Per questo, nell’ultima seduta consiliare, abbiamo presentato una versione aggiornata della proposta. Nonostante ciò, al momento del voto, a seguito di una nostra opposizione molto dura su una importante criticità emersa a seguito di nostri approfondimenti, di cui contiamo di informarvi appena ci saranno le condizioni, ci siamo sentiti rispondere, in modo aggressivo, che malgrado avessimo accolto gli indirizzi e le obiezioni di AP per poter ripresentare il gruppo di lavoro, la nostra opposizione su un altro punto ci metteva comunque nelle condizioni di subire l’ennesimo rifiuto. In altre parole: non conta il merito della proposta, conta essere stati abbastanza docili altrove.
  6. Questa è la cultura politica e democratica di AP: decisionismo numerico e rancore È questo il tratto che abbiamo visto emergere, con sempre maggiore chiarezza, in questi mesi: un governo fondato sul numero, non sul confronto; sulla chiusura, non sulla rappresentanza; sul risentimento, non sulla costruzione politica. Ci ritroviamo presto con il prossimo numero di Contrordine.

 

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